Il Grattacielo
Il Grattacielo

luglio 2011

Parlare del grattacielo, non vuole essere di certo un trattato sulla natura di questa struttura, bensì l'approfondimento su un concetto e su una realizzazione dell'umano costruire fondata sulla concentrazione delle attività e della socialità.
Una realtà assai biasimata dall'opinione pubblica, condizionata probabilmente dalla disinformazione della stampa comune che non valuta l'importanza di identificare l'umano vivere in una costituzione polifunzionale a basso dispendio energetico e di identificazione unitaria.
In un mondo sempre più frazionato in eterogeneità inconcluse fra di loro, parzializzanti e denaturalizzanti il paesaggio, il grattacielo appare come la riconnessione temporale e spaziale con le esigenze umane. Il bisogno umano di costituirsi in una comunità, rafforzato da un emblema non dell'individuo, come viene sviluppato dall'odierna etica capitalista e consumista, bensì dell'ingegno umano nel costante impegno ad affrontare le difficoltà e le esigenze del vivere.
Una significatività ove ogni individuo realizza il suo spazio all'interno di una complessa organizzazione sociale.

L'ideologia retriva condiziona sovente scelte progettuali o influenza la produzione architettonica, ragione per cui costruire in verticale è visto come una violenza dell'esuberanza dell'ingegno umano. Al contrario si può ravvisare nella "conquista del cielo" l'intelligenza ad occupare il minimo spazio col massimo della funzionalità e concentrazione di forze. Simili puntualità potrbbero essere interconnesse ed entrare in relazione per scambi materiali e informativi. La colonizzazione della terra si ridurrebbe, lo spazio verrebbe liberato dalla stratificazione e ridiverrebbe un territorio di scoperta, di visita. La società sarebbe enucleata in nuclei da cui si irradiano viaggi e movimenti tra identità molteplici ed in relazione. Si costruirebbe così una "rete" ove nel vuoto tra le stazioni-vertici si reinstaurerebbe la naturale trasformazione degli eventi.