Architettura e Funzione

Architettura e Funzione

dicembre 2010

Una delle questioni maggiori che coinvolgono il fare architettonico è certamente quello che riguarda l'aspetto funzionale e il suo coinvolgimento con le funzioni utilitarie della vita.
Probabilemente questo è un campo di esplorazione più facilmente esposto alla critica e al giudizio comune, data la sua immediatezza di significati e di espressioni. Allo stesso tempo può constatarsi una sua breve caratterizzazione da parte di quella parte progettuale più versata alla ricerca artistica di nuove espressioni. Nella ricerca contemporanea spesso si sostituisce allo studio funzionale la gestione di blocchi informatici precalcolati. Si regolarizzano quelle componenti della vita dettate dall'ordine e dalla metodicità delle scelte con dettami concreti ed efficaci. L'architettura scavalca questo piano con l'ausilio dell'algoritmo informatico approdando a quello più ordinariamente definito come livello architettonico, la forma espressiva. Ora, se alla ricerca di un prodotto di rapporti non si accosta un perlomeno simile studio di moti e metodi, quantomeno ne risulta una disparità e quindi un disequilibrio tra quei piani che nella vita si ritrovano egualmente contemplati. L'architettura non può certo dimenticare la proposizione, l'indirizzo di forze distribuite, la costruzione di un'organizzazione, di una sistematicità organica dove l'espressione fa da voce alla gestione dei flussi.
Non credo si possa parlare di architettura senza la naturale disposizione di elementi nello spazio: la ricerca di una legge che crei una ritmicità che sommata alla volontà melodica di emozionare possa condurre ad un fare musicale. Non credo si possa parlare di prodotto funzionale senza il suo accostamento ad una necessità istintiva di una vocalità estetica.
Senza ciò, urbanizzazioni, edificazioni, mostre, composizioni non possono che risultare meri prodotti scostanti dall'umano bisogno di ricerca e produzione.

Francesco Ciccarelli