Il nuovo MAXXI a Roma

Il nuovo museo del MAXXI a Roma

settembre 2010

Roma, maggio 2010, si inaugura il nuovo museo di arte contemporanea dell'architetto internazionale Zaha Hadid.
Finalmente architettura contemporanea nella superconservatrice capitale della storica romanità. La città che gode della stratigrafia delle molteplici epoche storiche e forse questo maggiormente ne costituisce il maggior pregio e valore. Basti iniziare dall'età imperiale, quando ereditò i lussi e gli sfarzi della classicità greca che uniti allo spirito pratico e ingegneristico del periodo repubblicano, seppe giungere al culmine del suo evoluzionismo artistico e culturale.
Non si può ignorare il medioevo, la cosiddetta "età buia", un millennio di abbandono della magniloquenza per il ritorno al contatto diretto con le esigenze e le espressioni della vita ordinaria e comune; solo l'istituzione ecclesiastica probabilmente seppe conservare e rielaborare il classicismo romano.
Ancora il Rinascimento, l'età dei Papi, gli assi stradali premoderni della riorganizzazione urbanistica, i grandi palazzi dei signori con le loro ostentazioni dell'Ordine, del ritmo armonico e musicale, della divisione gerarchica dei ruoli e degli spazi.
E ancora il grandioso Barocco, un'esplosione di forme, di luci e di ombre nella loro alternanza giocosa, immaginifica della rappresentazione teatrale, del colore, dello spazio materico delle masse dal sapore di carne.
Poi la storia ci trasmette un certo appiattimento, riproposizioni ed emulazioni, scambi e ripensamenti. Fa eccezione lo studio dei rapporti funzionali e spaziali del ventennio fascista, dove un piccolo gruppo di giovani armati del più elevato idealismo seppero dare al quartiere romano dell'EUR quelle dilatazioni atemporali delle spazialità moderna, un sapore di ordine formale, di costruzione rigorosa, di corrispondenze dove il rapporto con la fruizione dell'uomo risiedeva maggiormente nell'attraversamento, nella quarta dimensione.
Roma del XXI secolo, sfida l'architettura olandese, francese, spagnola ed americana con un gioiello dal valore probabilmente più artistico che architettonico. Lo spazio dei flussi della rete, della vittoria della luce, del vetro che sostituisce l'opaco della divisione. La trasformazione di ampi e lunghi spazi con il semplice spostamento dell'opere d'arte che li riempiono, li qualificano, li determinano. una hall di un ampiezza tale da "perdersi" nel vuoto del non-luogo contemporaneo, quello degli spazi di passaggio dei nostri aereoporti, delle nostre stazioni, della virtualità di internet e della comunicazione digitale. Il cemento armato nudo e crudo del modernismo, della costruzione della ricerca moderna, fatta di scienza più che di pensiero. La ricerca che è una sfida alle leggi limitanti della natura. Il superuomo che emerge nel suo individualismo tecnicistico, nella sua solitudine dell'opera d'arte che rilancia il valore dell'espressione del singolo, dell'inusuale, della realtà fatta di monadi a contatto nello scambio reciproco. Ecco che quel silenzio degli ampi spazi dell'Hadid sostituisce quello che una volta era dissimulato dal ritmo dei rapporti delle masse. Quel gioco quasi fanciullesco e gestuale dei segni, delle direttrici, del valore dei contenuti esposti è la negazione dei modelli del passato, il più delle volte istituiti dalla cultura dominante, ma mal compresi, mal espressi, appiattiti nella ripetizione di massa. Il Contemporaneo risponde a un forte bisogno di dialogo sincero attraverso singolarità. Il MAXXI si aggroviglia e si scioglie sulla preesitenza ottocentesca e si affaccia sul vuoto con la vetrata terminale. Il pubblico sorride e si entusiasma: per un attimo ha potuto partecipare all'abbattimento delle barriere.
Tuttavia la rincorsa a questa forte esaltazione dimentica il piccolo, il breve, lo scatto: i dettagli si perdono, i materiali dominano. Quel sogno  di unificare arte e architettura s'infrange sulla realtà fisica del consumo, della spesa. Un'ingente finanziamento non premia lo spazio fluttuante della rete, la volontà della ricerca teorica dei concetti, delle associazioni mentali, del godimento breve, intenso ed istantaneo. Permangono folle di curiosi della visita in massa, del pellegrinaggio trascinato. Il museo è lì con la sua forza, la sua funzione attiva, l'arte vi entra e ne esce sprizzante dei commenti degli spettatori.
L'interrogativo di cosa abbia dato l'architettura alla società, di cosa abbia trasmesso alla memoria del tempo, quale sia il nuovo rapporto di scambio con le discipline umane, è comunque un discorso di una certa significatività che la corsa e la superficialità contemporanea non può ignorare. E' questo come un'ombra, come la proiezione che di sé l'uomo lascia sulla terra.

Francesco Ciccarelli