HIROSHIGE a Roma

HIROSHIGE a Roma

settembre 2009

Pitture, disegni, stampe di un sapore così distinto che lasciano trapelare sensibilità educate al senso della disciplina, del rigore, dell’equilibrio e della fusione cosmica. L’uomo in un rapporto di completa connaturazione con la natura, il suo silenzio, la medicina dell’interiorità, la cura di un ambiente visto con gli occhi del pensiero. Colori morbidi, spenti, delicati, linee sottili, curve, inclinate, a ritagliare spazi che si perdono nell’indefinita fuga di un viottolo, di un fiume. Scene di uomini che recitano sulla scena del palcoscenico naturalistico, movimenti goffi e la montagna sacra sullo sfondo. Dinamismo di uccelli, cesellati quasi sulla carta, e il dettaglio non s’arresta alla mobilità di pesci, di animali in dialogo con la luna, gli alberi ed i monti, una voce nascosta dietro la malinconia di scene vespertine, notturne, immobili alla neve lenta che cade e poi i versi dell’artista, segni anch’essi d’una realtà unica, il manto e le pieghe d’una veste sulla schiena d’una gheisha.

Lontano seppure i richiami forti all’impressionismo, al fiammingo, all’espressionismo. L’occidente canta la passione, il Levante la composizione d’un’Idea, d’una dimensione onirica che si svolge parallelamente allo scorrere del mondo. Un ordine compositivo fatto di equilibri, di misure, di tempi scanditi nei ritmi del percorso. Ritagli perfetti, inquadrature calibrate al fondo unico della scena.


Francesco Ciccarelli