Riflessioni sullo stage Leonardo a Parigi

Rilfessioni sullo stage Leonardo a Parigi

marzo 2009

Sei mesi di stage Leonardo, la Sapienza mi paga un soggiorno a Parigi presso l’agence internazionale A.S. Architecture Studio, un “premio” per aver ben impiegato il mio periodo di studio universitario con risultati soddisfacenti.

Un periodo di rottura col nostro Paese, con le frequenti diatribe sulla buona o cattiva opportunità di nuove proposte, con la critica spinta della nostra profonda cultura, per approdare nella Francia delle trasformazioni, dei cambiamenti, del pragmatismo. Non nascondo il grande disorientamento che ho avuto quando, lavorando di fianco a persone di ventiquattro nazionalità differenti, ho dovuto operare scelte rapide e concrete nei progetti a cui partecipavo. Non mi mancavano le capacità o gli strumenti che La Sapienza, le mie precedenti scuole, gli approfondimenti personali e due anni di prime esperienze lavorative mi avevano dato. Era il coraggio di approdare ad una soluzione che riflettuta esclusivamente nel tempo di realizzarla a mano sui lucidi con pennarelli indelebili veniva poi trasferita sul supporto informatico e presentata alla committenza.

Con ciò non mi permetterei mai di asserire l’inutilità di tante forme di riflessione proprie della nostra cultura che ha avuto una storia quanto mai più complessa e diversificata, nutrita degli apporti di tanti popoli e che di conseguenza difficilmente riesce a scoprire un suo linguaggio. Al contrario ho apprezzato il piano pratico dell’architettura, quella che non si scrive sui libri, ma che si realizza nei cantieri, un’architettura dove ogni figura riveste il suo ruolo professionale e si prende le sue responsabilità agendo in rapporto alle altre figure del processo produttivo. Come dire teoria e pratica costituiscono un binomio a sé stante, due binari che viaggiano parallelamente, ma che non si incontreranno mai, e come l’uno richiede gli impegni riflessivi e meditativi della coscienza umana, l’altro chiama l’agire, lo sperimentare, l’innovare.

Mi tengo stretta la mia formazione culturale perché in essa coltivo tutti i miei interessi, ma a Parigi ho avvertito forti lacune nel partecipare a quella che era l’architettura costruita, quella dei documenti scritti e firmati, dei permessi, delle riunioni costanti fra i membri dell’equipe di lavoro e le imprese appaltatrici; quella dello scegliere, ragionando sulla convenienza e sul gusto, ma senza trascinarsi in vane elucubrazioni o riferimenti teorici che fanno parte di un’altra sfera, non di certo della realtà fisica.

Devo ringraziare i miei colleghi di A.S. per avermi ricordato che l’università non è solo un luogo di riflessione, ma anche di apprendistato, e questo lo asserisco in riferimento alla qualifica di stage che l’ordinamento francese fornisce, ossia di una figura che si affaccia alla conclusione dei suoi studi, al di là della quale si sentirà direttamente proiettata nella realtà lavorativa.

Lo stage Leonardo se offre un diverso ambiente di lavoro, credo che sia significativo principalmente per il contesto socioculturale ove si collabora. Lavorare in una grande agence di architettura significa conoscere nuove persone, nuove culture, capire la differenza fra un “sentire” europeo ed uno islamico o asiatico nel mio caso specifico. Culture e storie diverse, personalità con modi di intendere e comunicare che si ritrovano unite dal linguaggio architettonico. Sul piano relazionale si impara ad ascoltare prima di parlare poiché i punti di vista, i valori e le espressioni cambiano, e se devono convivere, è proprio sul livello delle proprie responsabilità che il mutuo rispetto può realizzarsi.

Grazie Sapienza per lo stage Leonardo, grazie A.S. per l’opportunità di collaborare con voi, grazie colleghi internazionali con cui ho avuto modo di scambiare i miei apporti, per arricchirli nelle convenzioni come nella capacità di comprensione reciproca. Mi sento ora più motivato a riversare le mie capacità nella società dove credo di poter sempre arricchire la mia persona.


Francesco Ciccarelli